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Soffrire per la moda? Incomprensibile

Soffrire per la moda? Incomprensibile

Soffrire per la moda? IncomprensibileSoffrire per la moda? Incomprensibile

Sta per tornare il freddo e mi chiedo quante donne vedrò andare in giro senza calze, magari con i sandali.
Lo scorso anno mi trovai seduta a una cena accanto a una ragazza che aveva le dita viola eppure, quando le domandai se si sentisse poco bene, rispose – con un sorriso che a me parve forzato – di sentirsi perfettamente a suo agio. È giusto fare questa e altre follie?

Alessandra B.

Risposta

Sono convinta da tempo che il rapporto con la moda sia quanto di più personale possa esserci.
Faccio un esempio: dello stile, anche solo per motivi professionali, devo tenerne conto, ma quest’estate non sono proprio riuscita a sfoggiare certi colori arcobaleno degli Anni 80 presentati come trendy, ma che io odio da quando ero adolescente…

Per capirci meglio, la creatività mi attrae, mi afascina, ma, piuttosto che rincorrere quello che è di tendenza, penso soprattutto a quello che piace a me.

La prima reazione alla lettera quindi è: soffrire per la moda? Incomprensibile.

Anche se temo che io stessa, su qualche red carpet, abbia calzato sandali fuori stagione, o portato capi segnati perché “dovevo”, o perché mi era stato detto che mi sarebbero stati bene e mi avrebbero reso in sintonia con la situazione. L’ho fatto, ma poi ho deciso che non ci sarei più cascata: perché non ero a mio agio.

Non è solo questione di dolore fsico, ma di come ci si vede e ci si sente: non sentendomi Maria Sole, non ero stata Maria Sole. Esattamente nello stesso modo del sorriso forzato colto sul viso della ragazza dalle dita viola. Cerco sempre di coniugare la mia idea di gusto e stile alla comodità, in pratica essere me stessa. Vi confesso che ho una passione: indossare abiti di famiglia, per esempio quelli di mia madre degli Anni 70.
Lei non lo sa, ma nella casa al mare ne ho tantissimi e adoro navigarci dentro.
Mi piace l’idea di portare vestiti delle persone che ho amato. Che amo.

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